PHILOSOPHY FOR CHILDREN

(P4C)Sofia

 

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Nel testo il progetto attuato in due classi di C_Bini e in una  IV del Liceo Linguistico Niccolini-Palli negli anni 2004/2005 e 2005/2006.La Philosophy for Children rappresenta una delle più importanti esperienze pedagogiche e filosofiche contemporanee, nata negli anni ‘70 grazie al lavoro di Matthew Lipman, docente di filosofia e logica presso la Columbia University di New York e fondatore dell’Istitute for the advancement of Philosophy for Children (IAPC).

Nel Circolo Benci  viene attivata  sin dalla scuola materna per i bambini di 5 anni.

 Il programma prevede un curricolo di diversi racconti (L’ospedale delle bambole, Elfie, Kio &Gus, Pixie, Mark, Il prisma dei perché, e Lisa, in corso di traduzione) in forma dialogica, in cui i protagonisti (bambini, adolescenti, adulti, animali) dialogano su questioni di natura filosofica che emergono dall’esistenza quotidiana

 La P4C non insegna la filosofia come storia del sapere e trasmissione di esso, ma insegna il “filosofare”, “il pensare su…”, le abilità generali di ragionamento che ogni individuo deve possedere per accedere al senso del proprio mondo.

 Il curricolo della P4C è stato introdotto in Italia ad opera di due centri che agiscono nel centro-sud: CRIF (Centro di Ricerca per l’Insegnamento Filosofico  Cosenza-Napoli-Roma) e nel nord della Penisola: CIREP (Centro Interdisciplinare di Ricerca Educativa sul Pensiero  Padova-Rovigo) che ne curano la diffusione e la validazione in termini di ricerca educativa.

 I presupposti e gli obiettivi della Philosophy for children

 

  • Nasce da una visione dell’infanzia come fonte di stupore, meraviglia e ricerca significati e di senso;
  • Cerca di richiamare alla luce questa prerogativa nelle età successive valorizzandola in un approccio non tradizionale al processo di conoscenza ;
  • Attua una prospettiva democratica di matrice pragmatico-attivista per la quale l’educazione al pensiero critico e riflessivo è un percorso necessario per la costruzione di una società attivamente e responsabilmente partecipata ;
  •   Sostiene un’educazione non fondata sulla comunicazione passiva di contenuti, ma concepisce un percorso di crescita rivolto al pensare, al pensare bene, a fare una buona ricerca fondata sulla partecipazione;
  • Valorizza l’espressione del singolo all’interno di un contesto co-partecipativo e co-costruttivo del pensiero;
  • Si allinea con il fallibilismo, con la domanda e il dubbio come luoghi di crescita, confronto e approfondimento;
  • Concepisce la classe come comunità di ricerca, in cui discutendo s’impara, aspettando il proprio turno, argomentando le proprie idee, cercando di ribattere cogliendo il punto di vista dell’altro;
  • Valorizza il dialogo e il silenzio come medesimi veicoli di comunicazione all’interno della comunità di ricerca;
  • Attiva e incrementa le abilità cognitive complesse;
  • Concepisce l’educatore come facilitatore.Il docente nel ruolo di facilitatore risulta del tutto estraneo alla tradizionale funzione di trasmettitore del sapere nei confronti dell’alunno come soggetto passivo : risulta all’interno della comunità di ricerca un membro alla pari, capace di stabilire un rapporto di fiducia nel riconoscimento delle varie identità che si configurano nel gruppo e nella valorizzazione di ciascun partecipante.
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