
La
Philosophy for Children rappresenta una delle più importanti esperienze
pedagogiche e filosofiche contemporanee, nata negli anni ‘70 grazie al
lavoro di Matthew Lipman, docente di filosofia e logica presso la Columbia
University di New York e fondatore dell’Istitute for the advancement of
Philosophy for Children (IAPC).
Nel
Circolo Benci viene attivata sin dalla scuola materna per i
bambini di 5 anni.
Il programma prevede un curricolo di diversi racconti (L’ospedale
delle bambole, Elfie, Kio &Gus, Pixie, Mark, Il prisma dei perché, e Lisa,
in corso di traduzione)
in forma dialogica, in cui i protagonisti (bambini, adolescenti, adulti,
animali) dialogano su questioni di natura filosofica che emergono
dall’esistenza quotidiana
La
P4C non insegna la filosofia come storia del sapere e trasmissione di
esso, ma insegna il “filosofare”, “il pensare su…”, le abilità generali di
ragionamento che ogni individuo deve possedere per accedere al senso del
proprio mondo.
Il
curricolo della P4C è stato introdotto in Italia ad opera di due centri
che agiscono nel centro-sud: CRIF (Centro di Ricerca per l’Insegnamento
Filosofico Cosenza-Napoli-Roma) e nel nord della Penisola: CIREP
(Centro Interdisciplinare di Ricerca Educativa sul Pensiero
Padova-Rovigo) che ne curano la diffusione e la validazione in termini di
ricerca educativa.
I presupposti e gli obiettivi della Philosophy for
children
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Nasce da una visione dell’infanzia come fonte di stupore,
meraviglia e ricerca significati e di senso;
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Cerca di richiamare alla luce questa prerogativa nelle
età successive valorizzandola in un approccio non tradizionale al
processo di conoscenza ;
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Attua una prospettiva democratica di matrice pragmatico-attivista per la quale l’educazione al pensiero critico e
riflessivo è un percorso necessario per la costruzione di una società
attivamente e responsabilmente partecipata ;
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Sostiene un’educazione non fondata sulla comunicazione
passiva di contenuti, ma concepisce un percorso di crescita rivolto al
pensare, al pensare bene, a fare una buona ricerca fondata
sulla partecipazione;
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Valorizza l’espressione del singolo all’interno di un
contesto co-partecipativo e co-costruttivo del pensiero;
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Si allinea con il fallibilismo, con la domanda e
il dubbio come luoghi di crescita, confronto e
approfondimento;
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Concepisce la classe come comunità di ricerca, in
cui discutendo s’impara, aspettando il proprio turno,
argomentando le proprie idee, cercando di ribattere cogliendo il punto
di vista dell’altro;
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Valorizza il dialogo e il silenzio come medesimi veicoli
di comunicazione all’interno della comunità di ricerca;
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Attiva e incrementa le abilità
cognitive complesse;
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Concepisce l’educatore come
facilitatore.Il docente nel ruolo di
facilitatore risulta del tutto estraneo alla tradizionale funzione di
trasmettitore del sapere nei confronti dell’alunno come soggetto passivo
: risulta all’interno della comunità di ricerca un membro alla pari,
capace di stabilire un rapporto di fiducia nel riconoscimento delle
varie identità che si configurano nel gruppo e nella valorizzazione di
ciascun partecipante.
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