La Riforma della scuola: 

Pensiamoci

"Le vie del Signore sono infinite"

lettera della Dirigente Gianna Valente

 

La scuola è lo sforzo che la società compie per migliorarsi, per accrescersi e perfezionarsi e va organizzata in modo che, in tutti i suoi tipi e a tutti i livelli sia aperta e accessibile a tutti.

La scuola è lo strumento necessario per l’avvento di una società nuova”.

Aldo Moro

   

DELLA MAESTRA UNICA E TRINA

 lettera della dirigente Gianna Valente

   
                "Da ministro della scuola, ho imparato una grande lezione:

 i cambiamenti della scuola non si possono fare a dispetto della scuola."

G. Fioroni Ministro Pubblica Istruzione negli anni 2006/2008

 

Quale è il progetto di scuola che guida l'azione del governo?

documento di Italo Fiorin,  scienze della formazione primaria  Università LUMSA - Roma

 
 

UNA SCUOLA A PASSO DI GAMBERO

Documento delle Associazioni Professionali
 
Riflessioni sui punti principali:

Notte Bianca

con i genitori fino alle 24 un momento di incontro per discutere sul futuro della Scuola Pubblica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-  Il ritorno alla valutazione in decimi cancella l’idea di valutazione formativa. I giudizi sintetici (sufficiente-buono…) e il giudizio globale  avevano trovato una loro stabilità  nelle pratiche quotidiane degli insegnanti.  Scuola, alunni e  genitori  stavano imparando a dialogare sulla base  di parole espresse per una valutazione che mai è definitiva, sempre deve intendersi come in itinere. Nel decreto non si parla  di apprendimento ma di rendimento, e i numeri, in sintonia con le leggi dell’economia,  c’illudono  di poter spiegare e risolvere ogni questione.  Si tratta di una semplificazione che sembra piacere a chi  ha dimenticato  gli effetti di esclusione e selezione   che ne derivano.

 

Il decreto insiste sulla valutazione in decimi anche  per il comportamento, messo in relazione con atti che si vorrebbero preventivi (contro il bullismo). Nel  5 in comportamento  vediamo  solo il tentativo di ripristinare il  voto in condotta in funzione di intimidazione e controllo. Non  ci si vuole interrogare,  né avvicinarsi e comprendere gli allievi, farsene carico e puntare a cambiare le modalità relazionali  e di apprendimento vigenti nella scuola; non si chiede agli insegnanti di ricercare il rispetto  degli alunni attraverso la competenza e le buone pratiche didattiche

 l’art 4   riduce il tempo della scuola e  consegna la classe all’insegnante unico.

La scuola elementare- oggi primaria- ha un ordinamento collaudato da vent’anni: ogni tipo di indagine l’ha definita una buona scuola sia per i livelli di competenze raggiunti che per il “gradimento” di alunni e genitori. E allora, perché accanirsi contro di essa?         In campo educativo l’efficacia non si misura in termini  di risparmi immediati: si tratta di processi  a medio e lungo termine e una verifica continua è fatta comunque dagli stessi operatori.  Crediamo che di fronte alle sfide del presente, si voglia rispondere con idee semplificatorie,   incapaci di affrontare la complessità. E allora sull’onda di maggioranze nostalgiche si pensa a rimettere in cattedra un maestro tuttologo.

        Ma la scuola di oggi non è più solo leggere scrivere e far di conto, è un laboratorio di apprendimento sociale e di nuovi linguaggi sui quali  a volte gli alunni si dimostrano  perfino “più competenti” del prof. E gli allievi… non sono gli stessi di due generazioni fa, hanno bisogno che la scuola proponga loro altri apprendimenti -a cooperare apprendendo insieme ad esempio- e altre modalità relazionali -non basate sull’autoritarismo, la minaccia, la paura… che spengono la curiosità e introducono selezione- . Non è così che  muore la passione infantile per logica, forme e numeri?

         I ragazzi (e le loro famiglie) oggi  hanno anche bisogno di un tempo scuola che non sia solo somma di proposte, arricchimento di varietà mutuate dai modelli correnti  (fast-food, self-service, zapping), ma un tempo formativo di qualità capace di proporsi  come esperienza  organica e sensata, da portare a termine.       E allora? Perchè decurtare il tempo scuola (ridotto, forse a 24 ore settimanali), e permettere poi di  richiedere  altre ore aggiuntive e  frammentate ?